A cura di Maria Pia Iovino

 

InnoFratelli d’Italia 

Immaginando comporlo con Goffredo Mameli Vs  Covid-19 …

 

 

L’Italia, il bel Paese del vecchio continente, centro nevralgico di conquiste, da Oriente ed Occidente; terra ambìta dai più arcani e ingordi uomini della storia, assetati e avidi di potere, di forza e di gloria; l’Italia, patria dell’arte, della bellezza, dell’Italian Style - il Paese degli inventori da Meucci, a Marconi, Da Vinci a Volta; il Paese dei suoi mille campanili, le bellezze ornamentali e le sue opere d’arte, elette a patrimonio dell’umanità e con il suo popolo, da sempre virtuoso nell’arte di creare magistralmente e incantare per i suoi monumenti, le sue chiese, la sua musica, le sue opere letterarie, scientifiche, meccaniche …. la sua arte cinematografica, visiva, culinaria, si ferma ...

 

Si ferma! Un virus, il Covid-19, di cui ampia letteratura e video attualmente, viaggiano sul web, per tentare di rivelare, come la caccia alle streghe, le improbe cause che hanno voluto intravedere la realizzazione di escatologie, di profezie, oltre che teorizzazioni che hanno visto, prima un virus in fuga dal laboratorio di Wuhan (Cina), poi un attacco, mirato al Dragone Rosso, scomoda potenza economica mondiale, per metterlo in ginocchio e non prevalere, sulle altre potenze economiche concorrenti; poi qualcuno intravisto una possibile guerra, con armi batteriologiche etniche, proseguendo con un'altra ipotesi, come l'attacco alla Via della Seta, accordo recentemente sottoscritto dall'Italia con la Cina.

 

Audaci teoremi, tesi a stanare la oscura origine ed il perché dell’azione primiera in Cina, in Giappone ed in Corea del Sud, cui seguirà l’Italia settentrionale, in primis, il core business del Paese e la sua successiva diffusione epidemica e criminale in tutto lo Stivale, isole comprese, ed espandersi in altri paesi europei, da cui si è vociferato avere avuto invece, origine il paziente zero, financo ad essere dichiarata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) “pandemia” per la sua espansione, viepiù estesa a tutto il globo terrestre.

 

Tutto ciò ha condotto l’Italia ed il mondo, in una fase storica senza precedenti, per le modalità subdole della sua manifestazione e per il regime, “blindato” di vita a cui sono esposti tutti i suoi connazionali.

Nessuna lesina internazionale al nostro Paese, all’inizio del suo apparire, i cui abitanti bollati come “untori” dalla stampa internazionale, hanno costretto gli altri Paesi a misure di progressivo bio-contenimento, tese a impedire il diffondersi del contagio oltre confine e oltre oceano ma, che la natura sconosciuta e subdola del virus ha costretto ad analoghi provvedimenti, considerate le conseguenze drammatiche da ecatombe, disseminate per le vie del mondo.

 

Peccato, infatti, che il virus, per la sua stessa natura, non conosce frontiere, né naturali, né tanto meno convenzionali, per fermarsi dinanzi agli altolà anche più implacabili di altre nazioni e continenti. Esso ha continuato a viaggiare, anche in prima classe, in treni ed aerei, si è nutrito presso i convegni di affermati manager e lumi delle accademie, si è seduto presso i palazzi di giustizia, nelle aule consiliari delle giunte e perseguito esponenti, ai vertici, delle Forze dell’Ordine; ma non solo. Il virus é stato anche goliardico, oltre che beffardo: ha partecipato anche alle feste di Carnevale, da Venezia a Sciacca: ha accompagnato i giocatori nei vari campi di calcio, segnando continui goal, nelle vite delle sue vittime; si è fermato nei conventi e nelle case di riposo … mietendo altre vittime, con un sistema sanitario collassato per numero di casi e per insufficienza di strutture e personale, anch’esso aggredito, anche moralmente dal “mostro invisibile”, non ultimo, la mancanza di un vaccino, in atto allo studio da scienziati di tutto il mondo. Insomma, una presenza onnipresente, che come scheggia impazzita, ha voluto signoreggiare sovrana in ogni dove e stravolgere vite, come e dove ha potuto. Così, il popolo italiano, sgomento ed impreparato ad affrontare tale flagello, si è visto sottrarre tanti dei propri cari, costretto a rivedere, seduta stante, tutto il suo ordinario stile di vita che intere generazioni hanno da sempre coltivato o addirittura affinato. Si è stati colpiti negli aspetti più cari e salubri che contraddistinguevano le eccellenze del sistema sanitario nazionale, con personale medico, infermieristico, medici di famiglia e farmacisti “eroicamente”condurre la battaglia per la vita degli assistiti, perdendo spesso, anche la propria; il modus operandi “Made in Italy” di gente calorosa e densa di affetti: così, se ieri gli abbracci, erano considerati fonte di benessere psichico, per i quali è stata persino istituita  la giornata mondiale degli abbracci, in cui come refrane, si dichiarava nei giornali, come  il Mattino che: gli abbracci liberano dopamine, mettono buon umore, rafforzano il sistema immunitario, rallentano il battito cardiaco, abbassano la pressione, combattono l’ansia etc., a ragion veduta, considerato il rischio effettivo di contagio con il suo praticare, si vede costretta a rinunciare a codesta meravigliosa panacea per  corpo e spirito, poiché oggi l’amore è divenuto “mantenere le distanze di sicurezza” ed evitare luoghi affollati e assembrati, oltre che proteggere rigorosamente le vie respiratorie con dispositivi di protezione individuale e curare rigorosamente l'igiene delle mani, con igenizzanti a base di cloro o alcool.

 

Così, ne è conseguito uno stravolgimento di tutte le abitudini del ciclo di vita quotidiano che, da mane sera, e con appositi DPCM, il Governo ha dato via a misure ANTI-CONTAGIO , sempre più restrittive, per contenere l’epidemia, spingendo persino l’adozione dell’intervento dell’esercito nei centri urbani per combattere quegli irriducibili individui, incoscienti e con una carriera affermata nella trasgressione tout court, che permettono al virus di continuare a viaggiare presso le varie location del vivere quotidiano.

Per arginare il facile ed esponenziale contagio pertanto, si è stati costretti a rinunciare a recarsi; nel luogo di lavoro, se non tramite, smart working; a scuola, se non tramite piattaforme di formazione e istruzione a distanza (vedi EDMODO.COM, Zoom, We School, Continualascuola.it, etc.); a dare l’ultimo saluto al caro estinto, secondo la tradizionale celebrazione, rappresentando motivo di assembramento; ai matrimoni, se non col rito civile, con la sola presenza dei nubendi, i testimoni e personale addetto del Comune; non ultimo, a manifestazioni, convegni, attività sportive all’aria aperta, anche in forma individuale, pena l’applicazione dell’art. 650 c.p.; oltre che assistere alla chiusura al pubblico degli uffici pubblici, con la formula dello smart working, la corsa all’approvvigionamento di scorte alimentari ad un metro di distanza, chiusura di intere categorie di esercenti attività commerciali non di prima necessità, e così via con la cronaca, che aggiorna sul crollo in stile “caduta libera” dell’economia e della finanza nazionale e mondiale poi e così, dei progetti di vita a medio termine …

 

Ma, il popolo italiano, da sempre reattivo alle disgrazie e pronto ad invocare l’aiuto al Cielo per la liberazione da ogni male, si è sempre contraddistinto nel combattimento, spesso ad armi impari, contro le varie forme di male che si sono abbattute nella sua terra natìa. Il tentativo di sopravvivenza, tipico della natura umana e animale, ha spinto le varie specie ad ingegnarsi per vincere il nemico, la succubanza, la morte. Così, anche per l’uomo la storia ci narra le prodezze del popolo italiano, che da un regime politico ad un altro, ha sempre voluto resistere e trionfare sulla spada.

 

Tra tanti, il nostro patriota genovese, Goffredo Mameli, che nella sua giovanissima età (morì a soli 21 anni!)

combatté per la Repubblica romana, quando ancora l’Italia non era unita. La sua fama si farà risalire al 1847, anno in cui scrisse l’attuale testo dell’inno “Fratelli d’Italia”, divenuto, con l’avvento della Repubblica del 2 giugno 1946, l’Inno nazionale.

 

Ma, l’attuale Inno di Mameli, dalla sinfonia meravigliosa, da ineguagliabile bellezza e carica emotiva … così

trionfalmente in foga nei protocolli di varie celebrazioni solenni e nella fase odierna, tra i balconi delle varie città italiane, lanciato e cantato per esorcizzare il male da Covid-19 e per sostenere i nostri sanitari e militari che lottano contro il “mordace criminale”, sicuri che nel suo testo, rispecchia la volontà attuale, forte e univoca, di lotta contro la morte? Ricordiamo in quale fase storica fu scritto l’inno? Perché troviamo il riferimento all’Elmo di Scipio1, o ai bimbi, chiamati Balilla ? Sicuri, che tali riferimenti siano attuali rispetto alla circostanza odierna? Sentire dai balconi, il ritornello: “Siam pronti alla morte. Si”! … Stride non poco con la lotta contro la morte, che ogni “scrupoloso” cittadino sta conducendo, nel suo piccolo fronte, la sua casa, resistendo quotidianamente a restarvici per il bene di tutti!

Ricordiamo che l’inno fu scritto in epoca risorgimentale (1847), quando l’Italia era ancora un coacervo di granducati e regni, non ancora uniti da un’unica bandiera e da un solo sovrano … e tra i giovani seguaci del pensiero Mazziniano era forte il fermento e vivo il desiderio di sottrarsi alla dominazione straniera.

I moti rivoluzionari ispiravano ardenti sentimenti patriottici che si esprimevano con versi, canti e composizioni musicali, inneggianti la vittoria sull’avversario.

Così, ipotizzando un incontro con Goffredo Mameli, benché ci separi oltre un secolo e mezzo di storia e ci si trovi in un contesto socio-politico diverso, ma uniti da eguale spirito patriottico e nell’intento di esprimere il dolore del popolo italiano per i morti della nostra Nazione, prigioniero del nemico invisibile (il Covid-19) che deve combattere unito per invocare la liberazione dell’Italia, il testo dell’Inno, scritto a quattro mani insieme a lui, applicato alla circostanza corrente, poteva essere prodotto come segue, confidando che anche i ribelli e i trasgressori, guidati dall’Alto e dal buon senso, si ravvedano per “unirsi in sorte” e combattere insieme, restando a casa:

 

 

 

(1) - I simboli della Repubblica - L'inno nazionale, su quirinale.it. URL consultato il 7 agosto 2014 (archiviato dall'url originale il 7 aprile 2014) - Il politico e militare romano Publio Cornelio Scipione (chiamato, nell'inno, col nome latino di Scipio) il quale, sconfiggendo il generale cartaginese Annibale nella battaglia di Zama (18 ottobre 202 a.C.), concluse la seconda guerra punica liberando la penisola italiana dall'esercito cartaginese. Dopo questa battaglia Scipione fu soprannominato "Scipione l'Africano". Secondo Mameli, l'elmo di Scipione è ora indossato metaforicamente dall'Italia («Dell'elmo di Scipio s'è cinta la testa») pronta a combattere («L'Italia s'è desta», cioè "si è svegliata") per liberarsi dal giogo straniero ed essere di nuovo unita. 

(2) - Tarquinio Maiorino, Giuseppe Marchetti Tricamo e Piero Giordana, Fratelli d'Italia. La vera storia dell'inno di Mameli, Mondadori, 2001 - II giovane da cui originò, il 5 dicembre 1746, con il lancio di una pietra a un ufficiale, la rivolta popolare del quartiere genovese di Portoria contro gli occupanti asburgici durante la guerra di successione austriaca. Questa rivolta portò poi alla liberazione della città ligure. Furono questi versi di Mameli, probabilmente, a ispirare il nome dell'Opera nazionale balilla, ossia dell'ente istituito dal fascismo che inquadrava, tra i propri ranghi, i giovani italiani dai 6 ai 18 anni.

 

 

 

TESTO ORIGINALE

 

 Fratelli d'Italia,

L'Italia s'è desta;

Dell'elmo di Scipio

S'è cinta la testa.

Dov'è la Vittoria?

Le porga la chioma;

Ché schiava di Roma

Iddio la creò.

 

Stringiamci a coorte!

Siam pronti alla morte;

L'Italia chiamò.

 

Noi siamo da secoli

Calpesti, derisi,

Perché non siam popolo,

Perché siam divisi.

Raccolgaci un'unica

Bandiera, una speme;

Di fonderci insieme

Già l'ora suonò.

 

Stringiamci a coorte!

Siam pronti alla morte;

L'Italia chiamò.

 

Uniamoci, amiamoci;

L'unione e l'amore

Rivelano ai popoli

Le vie del Signore.

Giuriamo far libero

Il suolo natio:

Uniti, per Dio,

Chi vincer ci può?

 

Stringiamci a coorte!

Siam pronti alla morte;

L'Italia chiamò.

 

 

Dall'Alpe a Sicilia,

Dovunque è Legnano;

Ogn'uom di Ferruccio

Ha il core e la mano;

I bimbi d'Italia

Si chiaman Balilla;

Il suon d'ogni squilla

I vespri suonò

 

 

Stringiamci a coorte!

Siam pronti alla morte;

 L'Italia chiamò.

 

 

Son giunchi che piegano

Le spade vendute;

Già l'Aquila d'Austria

Le penne ha perdute.

Il sangue d'Italia

E il sangue Polacco

Bevé col Cosacco,

Ma il cor le bruciò.

 

 

Stringiamci a coorte!

Siam pronti alla morte;

 L'Italia chiamò.

 

TESTO RIVISITATO

 

 Fratelli d’Italia,

L’Italia s’è desta;

Dell’elmo di Scienza

S’è cinta la testa.

Ed ecco la Vittoria!

Le è offerta da Lume;

Chè schiava del Covid

Iddio non creò!

 

Stringiamci in sorte!

Combattiam la morte

L’Italia gridò.

 

Noi siamo da secoli

Calpesti ed invisi,

Ma, noi siamo un popolo,

Perché essere divisi.

Raccolgaci un’unica

Bandiera, una speme;

Di risorgere insieme

Già l’ora suonò.

 

Stringiamci in sorte!

Combattiam la morte

L’Italia gridò.

 

Uniamoci, amiamoci;

L’unione e l’amore

Rivelano ai popoli

Le vie del Signore.

Giuriamo far libero

Il suolo natìo:

Uniti, per Dio,

Chi vincer ci può?

 

Stringiamci in sorte!

Combattiam la morte

L’Italia gridò.

 

 

Dall'Alpe a Sicilia,

Ovunque si deve salvare;

Ogn'uom del Paese

Ha il core e la mano;

I sanitari d’Italia

Si chiaman vocati;

Il suon d’ogni squilla 

Ippocrate suonò

 

 

 Stringiamci in sorte!

Combattiam la morte

L’Italia gridò.

 

 

Son sintomi che piegano

Le vite di tanti

Già come in Cina d’Oriente

Vite ne ha perdute.

Vite d’Italia

Vite di Spagna

Vite di Francia

Che i cuori bruciò

 

 

Stringiamci in sorte!

Combattiam la morte

L’Italia gridò.

 

 

 


A cura di Maria Pia Iovino